7.8.06

5 agosto, aeroporto di barajas.
Improbabilmente pieno di italiani, il gate del volo per bogotá. sono nervosissimo. non mi piace la gente che ho attorno, mi sono abituato ad ambienti troppo omogenei e distanti da questo, che a modo suo è piuttosto omogeneo. Vestiti di marca, gomme masticate a bocca aperta, capelli ingelatinati, o ossigenati, o tutt´e due. riccozzi o pretendenti tali. Gli italiani sono del tipo milanese o napoletano, in entrambi i casi della peggior specie. Strappo l´etichetta della bottiglia d'acqua che mi porto dietro da firenze, pur di non farmi riconoscere. Non socializzo con nessuno, non vedo nessuno con cui potrei socializzare, nessuno sembra aver voglia di socializzare con me, se non forse una ragazza, vestita sobriamente, che legge un libro. Un evento. Sono nervoso e ho lo stomaco chiuso. Dai discorsi che sento, gli italiani stanno andando a troie e bamba. Mi fanno schifo.
Razionalizzo. Paranoia e istinto di sopravvivenza. Al controllo documenti dell'aeroporto di bogotá, el dorado, sono un turista, senza un albergo. Quando mi capita di scambiare due parole con qualcuno, stessa cosa. Non dico niente. La maggior parte degli uomini ha l'aria medio-molto palestrata, aggressiva. Il gruppetto di napoletani sono fascistelli belli e buoni (nessuna delle due, di fatto). Sto andando in un paese in cui vige un regime finto-democratico, un paese sottoposto all'egemonia economica, politica, culturale e in alcune zone militare degli stati uniti, un paese dove la maggior parte della gente (54%) vive con 2 dollari al giorno, un paese in cui da piú di mezzo secolo ogni tentativo di reale opposizione politica viene stroncato in laghi di sangue, un paese in cui le istituzioni restano indifferenti di fronte ad atroci massacri, quando non ne sono direttamente responsabili, un paese in cui la tortura è una soluzione normale.
Epperò un paese con centri urbani, servizi, industrie, cultura, televisione. Un paese con università, idee, creativi. Un paese con un'opinione pubblica. Che non sa, e finge di non sapere, perché in fondo gli va bene così. E io attorno a me, al gate, sul volo, vedo solo gente della classe media di un paese malatissimo. Responsabili. E mi chiedo quanti di loro sono paramilitari, fascisti vari, semplici indifferenti finché a loro va bene. Ora che scrivo, mi chiedo quanti di loro siano dell'altra parte, resistenti, fuggitivi che ci riprovano, chissà. Credo pochi. Mi sento in mezzo a ostili, e non è solo paranoia. Ad ogni buon conto, non ho intenzione di far sapere niente di me.
Tanto, le mail dei compagni di qua sono controllate, quindi sanno giá tutto. Se non mi vogliono rompere i coglioni, non lo fanno, se vogliono, non c'è molto da fare. [Di questo ho la conferma oggi]
5.8 bogotà
L'arrivo all'aeroporto di bogotà è tranquillo. coda lunga all'immigrazione, tipo duro che mi controlla i documenti. Quando esco, militari ovunque. Ovunque. Trovo i due ragazzi che mi sono venuti a prendere, hanno aspettato due ore causa ritardo dell'aereo. Come aveva accennato l'ospite di madrid, sono tipi concreti a partire dall'aspetto. Troviamo la macchina, un compagno ci aspetta. Andiamo a mangiare qualcosa, e poi ad una specie di circolo-casetta del popolo. Vuoi andare a dormire, sei stanco? C'è una festa, è il compleanno di una compagna. Festa? Certo! Arriviamo alla festa. Sono tutti sbronzi. La compagna festeggiata è il sindaco di una località di bogotà, che ne ha venti, di località. Vengo preso dal vortice umano di una gordita, Mayra, una ragazza più nera che bianca, della costa atlantica, già abbastanza sbronza, e presentato a tutti, una due tre volte. L'accoglienza è calorosa, a parte il fatto che tutti mi chiedono se faccio parte dei giovani. No, dio porco, non faccio parte dei giovani. Mi considero a modo mio un compagno, ma non faccio parte dei giovani. Scopro nel corso della serata che comunque lì non ci sono solo comunisti, e che non tutti ti chiedono se fai parte dei giovani (comunisti). Ad alcuni provo pure a spiegare che non posso condividere molto con gente come il T., in maniera più parafrastica, ovviamente. Ma poi arriva il uiski, conosco i compagni spagnoli, guardo la gente ballare, vengo invitato a ballare, non so ballare, guardo la flaca ballare, lei mi sorride. Mi metto a chiaccherare con un tipo ubriaco e la sua splendida donna, poi con la flaca. La ragazza è una desplazada, [come la maggior parte della gente che conoscerò in questi giorni], di medellin, bianca, si occupa di diritti umani, è del partito, nel '92 suo fratello è scomparso, studia scienze sociali. E' bella. Balla benissimo. La donna del briaco, angela, mi invita a ballare, mi insegna. Las rodillas muove tutto il resto, mi dice. Interviene l'ubriaco. Stringi le chiappe, alternando, a ritmo. La chiappa muove tutto. Inizia un suo balletto esilarante, stringi! rilassa! stringi! rilassa! E io, al secondo uiski, stringo e rilascio. Muovo las rodillas (ginocchia). Ballo anche con la flaca. E' meravigliosa. Vado a scroccare una sigaretta, e la ragazza che me la da, pone una condizione, devo ballare con lei. E' una maestra elementare, a ciud(ad) bolivar, il quartiere più povero di bogotà. ballo anche con lei, un lento, dura poco per fortuna, in realtá voglio la flaca. Poi però interviene la stanchezza. Neanche tanta, ma non ce la faccio piú a stare lì. Raccatto i numeri telefonici della flaca, della maestra e della sua amica. Mayra, ubriachissima, mi accompagna a casa.

3 Comments:

Anonymous Anonimo ha scritto:

A'Jarabe de Palo de noartri!!!!Meno uno. E la bamba a quando?
Mao

2:15 AM  
Anonymous neri ha scritto:

continuo a restare l'unico italiano in colombia che ancora non l'ha provata, e ademas non ne sento proprio la voglia. MInchia che bravo ragazzo che sono...
neri

7:37 PM  
Anonymous Anonimo ha scritto:

Grande padawan, tieni duro e non cedere alla tentazione del lato oscuro poichè, come ben sai, quando intraprendi la strada del lato oscuro..per sempre esso governerà il tuo destino. Scherzi a parte a casa internet è morto a tempo indeterminato e non posso leggere la posta, anche se so che hai già mandato un bel po' di roba. Ora comunque vedo di organizzarmi perchè non vorrei dover aspettare il tuo ritorno per rientrare in rete. Divertiti e conosci...espandi le tue sensazioni. Mi manchi un po'hombre, ma si sopravvive. Un abbraccio, T

10:12 AM  

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