8.7.06

Maculata idea.
Vivere viaggiando. Oppure il rivoluzionario “di professione”.

E’ il momento in cui i riproduttori di successo si sono accoppiati, ci sono state le danze di accoppiamento, e ora le coppie si sono formate. Non è un bel pensiero. E l’idea che il mio orologio biologico sia funzionante e puntuale non mi dà alcuna consolazione.

Sete.

Amarezzadiffusa. Bisogno di comunità? Pensare il mondo senza denaro. E’ la comunità che decide come un ambiente-biotopo, o un organismo, se una funzione è necessaria o sostenibile. Se contribuisci alla comunità sopravvivi, in realtà molto di più che sopravvivere, perché il tuo universo di senso diventa la comunità, e quindi sei soddisfatto. Se non contribuisci alla comunità nei sei espulso. Nelle società contadine, nei gruppi comunitari agricoli i vecchi non sono un peso, hanno anche loro il loro ruolo/funzione. Sono comunità con margini ecologici piuttosto ristretti, eppure riescono a “sopportare” i vecchi (mi viene in mente la scena dei monthy pyton e il sacro graal in cui il contadino fa portare via al beccamorti il nonno ancora vivo).

Quante ore di lavoro sono necessarie? Cosa stabilisce la necessità? Infatti non si parla di necessità. Si parla di quanto si vuole produrre? Quanto si vuole produrre lo si decide collettivamente. La necessità non è necessariamente in questione. Si possono produrre anche cose non necessarie, fin tanto che la produzione è sostenibile (per la qualità della vita del produttore, per l’ambiente, di cui comunque la vita del produttore fa parte).

Assemblea libera come spazio di gestione della comunità. Lì si decide, se partecipi bene, sennò collabori alla scelta altrui (deleghi, sei libero di farlo), sennò non collabori alla scelta altrui: ti isoli o ti opponi.
La potenzialità dello sfruttamento è ontologicamente iscritta nella realtà: la fatica e l’astuzia vanno di pari passo. Un’educazione alla cooperazione è necessaria, piuttosto che un’educazione all’individualismo.
Come gestire le risorse energetiche in un’ottica comunitaria? No, non è questo il problema.
Come ci arrivo alla comunità? Come la preservo? Come la faccio crescere? Durare nel tempo? Espandersi (?)?
Che regole nella comunità?
Il trucco in quelli di anarres è molto sottile. La gente di anarres di cui si parla non è la prima generazione, è gente che è nata lì. Ma sotto sotto c’è il problema della terra promessa, dell’isola felice, della migrazione forzata in un luogo in cui costruire secondo nuove regole, con altri fini e altri mezzi. Alla fine è una manica di fricchettoni che viene trasferita a forza su un altro pianeta, e là vivono nell’Anarchia. E già in questo è la vittoria dell’idea, poi il romanzo è una dimostrazione della validità dell’idea. Soluzione fuggitivistica, per così dire.
Una terra vergine, da fecondare con un nuovo sistema, l’anarchia. E invece a noi stronzi ci tocca di dover pensare ad un sistema realizzabile qui e ora, come se fosse una formalità, il cambio di sistema.

Barricate. Costruire barricate. In fondo costruire cose insieme è bello, no?
Viene il sospetto che si sia troppo avanti, e che lo sviluppo tecnologico raggiunto abbia creato una spirale di dipendenze alle quali ci si può anche provare a sottrarre individualmente, ma dalla quale il sistema non si possa svincolare senza perdere la capacità di mantenere (in vita) una popolazione che, volontariamente, non rinuncerà mai ad un certo standard di vita. Il genere catastrofista nasce da questa possibilità logica nella struttura del reale, e al tempo stesso stimolando la paura del collasso ne rafforza il processo generale. Dal punto di vista psico-emotivo, la paura del collasso è un ottimo incentivo all’acquisto, e inoltre è quell’oscillazione tra remoto e fin troppo prossimo che distoglie la concentrazioni da problemi più concreti, e risucchia energie mentali.

4 Comments:

Anonymous Anonimo ha scritto:

Sei grande.
Non hai inserito un email per contattarti...?
Grazie comunque.

11:52 PM  
Blogger neri ha scritto:

sono imbarazzato (anche dal fatto che non capisco se stai prendendomi per il culo). Però la mail c'è, solo è scritta piccola in arancione che rischi di friggerti la retina per leggerla. Quindi ndegiuli AT katamail.com
grazie a te.

3:12 AM  
Anonymous ALvE ha scritto:

Aaahh, eccola lì..mammina...che senso dell'osservazione però ci vorrebbe :P
Praticamente avevo letto tutto tranne quello :D

Neri@jabber.linux.it è un altro. Lo usi ancora?

Comunque no, non è stato uno scherzo o una presa in giro..E ho scritto ciò che ho pensato mentre leggevo il tuo post.

Ciao grazie :)

3:10 PM  
Blogger neri ha scritto:

Mi fa piacere...
neri@jabber.linux.it è l'indirizzo di jabber, una specie di msn libertario. Praticamente ci puoi istantmessaggiare tutti i protocolli esistenti (msn, icq, e altri).
Puoi scaricarti un programma che si chiama exodus (per windows, sennò ichat per mac e gaim, gajim e 2000 altri per linux), creare un account su jabber.linux.it e aggiungermi ai contatti :)

9:44 PM  

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