31.7.06

E' un momento strano. Mi incazzo con una facilità impressionante, ma è un bell'incazzarsi. Un fascista milanese panzone ha fatto l'errore, dopo avermi spiegato il tipo di pilloloni che lui e i suoi amici mettono nel culo a quelli come me e G., cosa piuttosto facile da ignorare, di rompere i coglioni anche a un'amica barese in visita a firenze.
Se ne è andato cheto cheto. Anzi, un po' mugugnava.
I vigili di s.spirito hanno dimostrato di non aver un solo strumento legale per farti alzare il culo dai gradini della chiesa, quando i netturbini (compagni netturbini solidali!), loro malgrado, vengono a sistolare con l'idrante per pulire, scusa ufficiale, per far alzare la gente, piccola repressione che si dovrebbe subire in silenzio. No grazie.
Mi fanno incazzare anche gli amici, ma non glielo dico. E ancora, è un bell'incazzarsi.
-Perché bogotà? io avrei paura... [io invece sono idiota]
-E' che ti ho visto un po' con la testa tra le nuvole, non è che la prendi alla leggera? [sì, perché, non ci sono solo troie e bamba in colombia? E non ci vado solo per quello?]
-Mi raccomando attento a non fidarti troppo della gente. [ok, sparerò in testa a chiunque si avvicini oltre il metro e mezzo]
Altre raccomandazioni, di altro genere: oh, porta/spedisci/ingerisci un po' di coca, eh? Stanotte ho sognato che effettivamente tornavo con della coca e mi beccavano all'aeroporto. Anche no, grazie. L'indulto di merda vale solo fino a maggio, ricucci ha il culo parato, io no. ricucci e i suoi 170 milioni di euro evasi. 170 milioni. Ma uno dico che cazzo se ne fa di 170 milioni di euro?
Amici premurosi, seri, e non troppo ciarlieri si sono fatti dare fotocopia dei documenti, non si sa mai, senza sprecare troppe battute o troppi commenti. Grazie.
Un altro amico mi ha allungato la vita e me l'ha comunicato via sms. Io, pur perplesso, ho avuto da recriminare che se m'allungava la fava era meglio, ma vabbè. Poi ci siamo spiegati: ha sognato che morivo, in un incidente d'auto. Non sa quello che la cosa mi ricorda, un viaggio lontano, un amico che muore in macchina. Ma vabbè.
Un pernacchione al dandy, che mi prendeva per il culo, perché dicevo che andavo in colombia ma non avevo ancora il biglietto. Quando l'ho beccato in piazza e gli ho detto, tutto contento, oh, allora c'ho il biglietto, sì, e quanto stai, un paio di mesi... lui mi ha sobriamente detto che a ottobre va in bolivia. Per nove mesi.
E allora ce l'hai più lungo te, che ti devo dire!
E infine, A.G., che ci siamo guardati (nelle palle dell'òcchi) e ci siamo capiti. Grazie anche a lui. E a sergio leone.

ps per la mamma: bamba = coca.

29.7.06

Ai tizi che mi verranno a prendere all'aeroporto ho mandato questa foto...


faranno finta di non conoscermi?

ps: bogota: min 9° max 18°... arauca: min 21° max 31° [umidità 70%]

28.7.06

Mentre il mondo sta a guardare quello che succede in libano, con grande consumo di media-crazia, a gaza stanno sperimentando nuovi modi per ammazzare i palestinesi. Talmente nuovi che non si capisce neppure di che cazzo crepi la gente. Ne parla ester adorno nel suo neonato blog.

26.7.06

I paramilitari si stanno sostituendo ai narcos? Certo è che, come la mafia nostrana, reinvestono narcodollari in attività legali difficilmente perseguibili, nel caso, improbabile, ce ne fosse la volontà (la colombia ha avuto un numero considerevole di falcone e borsellino).
Operano con la complicità e i finanziamenti dei latifondisti, degli industriali, delle compagnie straniere, e hanno un radicamento in parlamento da far invidia a cosa nostra (il 30-35% del senato è in mano ai paramilitari). I campi di operazione sono tutti quelli che lo Stato non può compiere senza rinunciare alla facciata democratica: eliminazione delle minacce politiche (militanti e dirigenti di partito, sindacalisti, giornalisti), gestione della coca e della droga in genere, estorsione.
La facciata di democrazia, mista agli squadroni della morte addestrati da compagnie militari private americane o israeliane, funziona benissimo: ad oggi un percorso realmente democratico è pressoché reso impensabile.
Le FARC usano le stesse modalità dei paramilitari per risovere molteplici questioni necessarie alla loro sopravvivenza: estorsioni ai latifondisti e alle compagnie straniere, rapimenti, omicidi. Ma se le FARC esistono, è perché il processo democratico (non in senso sedato, euro-americano, ma in senso vivo, sudamericano, di chi ha ancora bisogno di una riforma agraria) è stato stroncato in un oceano di sangue: esemplari le cifre delle tre giornate di rivolta popolare seguite all'omicidio, avvenuto il 9 aprile del 1948, di Jorge Gaitan, il lider liberal-popolare (con retroterra rivoluzionario) che avrebbe altrimenti vinto con molta probabilità le seguenti elezioni, giornate che segnarono l'inizio della guerra civile permanente in colombia. Alla fine degli scontri che presero il nome di el Bogotazo, esercito e polizia lasciarono nelle strade di Bogotà più di 2500 cadaveri.

14.7.06

La terra vista dalla luna se ne va in ritiro monacale (sì, certo) al mare, in attesa della partenza per la colombia. Ci rivediamo a fine luglio.

10.7.06

"La mamma di zidane è 'na maiala! [coro]" alla fine pare che la morale della favola sia questa. Ovviamente e scontatamente, invece, zidane è quello che mi fa più simpatia, povero stronzo miliardario che il suo addio al calcio è stato la novella dello stento e poi sul finale si è smerdato. Ed è quello che non mi piace del calcio, a rugby l'arbitro gli avrebbe detto di stare più tranquillo, al massimo lo buttava fuori cinque minuti, lì tutti a scandalizzarsi. In realtà ci sarebbe da domandarsi qualcosa sulla mamma di materazzi... altrettanto ovviamente, ieri sera tutti a chiedersi ma che gli ha detto? E' il bello del calcio, pensa te.

8.7.06

Maculata idea.
Vivere viaggiando. Oppure il rivoluzionario “di professione”.

E’ il momento in cui i riproduttori di successo si sono accoppiati, ci sono state le danze di accoppiamento, e ora le coppie si sono formate. Non è un bel pensiero. E l’idea che il mio orologio biologico sia funzionante e puntuale non mi dà alcuna consolazione.

Sete.

Amarezzadiffusa. Bisogno di comunità? Pensare il mondo senza denaro. E’ la comunità che decide come un ambiente-biotopo, o un organismo, se una funzione è necessaria o sostenibile. Se contribuisci alla comunità sopravvivi, in realtà molto di più che sopravvivere, perché il tuo universo di senso diventa la comunità, e quindi sei soddisfatto. Se non contribuisci alla comunità nei sei espulso. Nelle società contadine, nei gruppi comunitari agricoli i vecchi non sono un peso, hanno anche loro il loro ruolo/funzione. Sono comunità con margini ecologici piuttosto ristretti, eppure riescono a “sopportare” i vecchi (mi viene in mente la scena dei monthy pyton e il sacro graal in cui il contadino fa portare via al beccamorti il nonno ancora vivo).

Quante ore di lavoro sono necessarie? Cosa stabilisce la necessità? Infatti non si parla di necessità. Si parla di quanto si vuole produrre? Quanto si vuole produrre lo si decide collettivamente. La necessità non è necessariamente in questione. Si possono produrre anche cose non necessarie, fin tanto che la produzione è sostenibile (per la qualità della vita del produttore, per l’ambiente, di cui comunque la vita del produttore fa parte).

Assemblea libera come spazio di gestione della comunità. Lì si decide, se partecipi bene, sennò collabori alla scelta altrui (deleghi, sei libero di farlo), sennò non collabori alla scelta altrui: ti isoli o ti opponi.
La potenzialità dello sfruttamento è ontologicamente iscritta nella realtà: la fatica e l’astuzia vanno di pari passo. Un’educazione alla cooperazione è necessaria, piuttosto che un’educazione all’individualismo.
Come gestire le risorse energetiche in un’ottica comunitaria? No, non è questo il problema.
Come ci arrivo alla comunità? Come la preservo? Come la faccio crescere? Durare nel tempo? Espandersi (?)?
Che regole nella comunità?
Il trucco in quelli di anarres è molto sottile. La gente di anarres di cui si parla non è la prima generazione, è gente che è nata lì. Ma sotto sotto c’è il problema della terra promessa, dell’isola felice, della migrazione forzata in un luogo in cui costruire secondo nuove regole, con altri fini e altri mezzi. Alla fine è una manica di fricchettoni che viene trasferita a forza su un altro pianeta, e là vivono nell’Anarchia. E già in questo è la vittoria dell’idea, poi il romanzo è una dimostrazione della validità dell’idea. Soluzione fuggitivistica, per così dire.
Una terra vergine, da fecondare con un nuovo sistema, l’anarchia. E invece a noi stronzi ci tocca di dover pensare ad un sistema realizzabile qui e ora, come se fosse una formalità, il cambio di sistema.

Barricate. Costruire barricate. In fondo costruire cose insieme è bello, no?
Viene il sospetto che si sia troppo avanti, e che lo sviluppo tecnologico raggiunto abbia creato una spirale di dipendenze alle quali ci si può anche provare a sottrarre individualmente, ma dalla quale il sistema non si possa svincolare senza perdere la capacità di mantenere (in vita) una popolazione che, volontariamente, non rinuncerà mai ad un certo standard di vita. Il genere catastrofista nasce da questa possibilità logica nella struttura del reale, e al tempo stesso stimolando la paura del collasso ne rafforza il processo generale. Dal punto di vista psico-emotivo, la paura del collasso è un ottimo incentivo all’acquisto, e inoltre è quell’oscillazione tra remoto e fin troppo prossimo che distoglie la concentrazioni da problemi più concreti, e risucchia energie mentali.
boia che sonno. sono stato a dipingere finora, per la prima volta in vita mia, praticamente. Avete presente il pupo con bomba a mano che c'è più sotto? ecco, l'ho rifatto su un muro del cortile dell'asilo. tre ore e mezzo di lavoro, e mica ho finito. domani concludo, spero. però... che soddisfazione. presto le foto.

7.7.06

ce l'ho. il 5 sono a bogotà.

4.7.06

nel 19** bruce sterling, padre del cyberpunk insieme a william gibson (solo molto più sveglio di quest'ultimo) si mise in testa di realizzare un progetto very very cyberpunk: un archivio dei media scomparsi, obsoletati, estinti. Nacque il dead media project.
E a noi? Niente, era solo per toccarla piano, ed introdurre un argomento molto doloroso, e che potrebbe benissimo essere inserito nel progetto di sterling. La mia memoria. Ho dei problemi di memoria.
Enormi.
Non ricordo quasi niente di mio padre, ad esempio [lacrimuccia, prego]. Ho dimenticato per due anni di fila il compleanno di mia madre, il che però, bisogna ammettere, ha funzionato come vaccino, e ora sono in paranoia a partire dai primi di luglio (e il compleanno è il 21 agosto, ciao mamma, hai visto che me lo ricordo?). Ma non ricordo nemmeno quello che mi hai detto due giorni fa, a meno che non abbia attinenza con quello che devo fare oggi (e anche in questo caso non è affatto scontato).
Mi capita di incotrare persone con cui ho passato cinque anni alle superiori.

Dottore: ma ti ricordi quella volta che alla festa dalla vale hai molestato l'ila per tutta la sera?
Io: hmm...
Dottore: sì, che c'era il F. che ancora non stavano insieme ma che ti avrebbe staccato la testa volentieri.
Io: ah...

E così si spiegano successivi tre anni di mancato saluto da parte del F. che io mai ero riuscito a spiegarmi.
La cosa può avere il suo fascino, dall'esterno. Un entomologo potrebbe formulare teorie innovative sul sistema nervoso dei lombrichi, dopo un anno che mi frequenta. Però per me è un gran bel rottorio di palle, posso assicurarlo. L'apice è stato raggiunto quando, causa mia deficenza mnemonica, sono stato lasciato da quella che allora ritenevo la donna della mia vita.

Per cui direi che non è proprio il caso di rompere i coglioni se non mi ricordo chi è solito dire malmostoso. Non lo faccio a posta, me lo ricordassi ne sarei molto più felice.

2.7.06

L’evoluzionismo non è semplicemente una teoria per spiegare dei fatti (a loro volta individuati dalla teoria). L’evoluzionismo è anche un habitus mentale, una cornice all’interno della quale si è spinti a cercare spiegazioni per ogni fenomeno, anche oltre l’organico biologico, sia in senso inorganico (equilibri) sia in senso iperorganico o sociale. L’habitus mentale dell’evoluzionismo è quello ecologico, e l’ecologia non ha a che fare solo con la vita, l’organico: l’ecologia presuppone un unico sistema interagente, l’ecologia è profondamente e intrinsecamente monista. I fenomeni si spiegano tra loro, perché non sono mai fenomeni isolati, sono fenomeni (letteralmente, manifestazioni) di un unico processo del quale permettono la lettura. E quindi i fenomeni permettono di intravedere anche là dove non si conosce. La spiegazione evoluzionistica è ecologica, si considerano l’ambiente e le pressioni selettive che possono essere state esercitate su una specie perché producesse quella struttura, una sincronia spalmata nel tempo, la spiegazione ecologica è fondamentalmente, ma non escusivamente, evoluzionistica: quell’ambiente si è formato per una serie di relazioni protratte nel tempo che hanno creato un equilibrio, o meglio, il processo che noi chiamiamo biotopo è un riprodursi continuo di rapporti in equilibrio nell’esercitare rispettive e reciproche pressioni selettive tra i vari organismi in relazione alle condizioni inorganiche e non di rado alle condizioni iperorganiche: le forme di organizzazione sociale operano pressioni selettive. Il limite di una visione evoluzionistica esclusivamente genetica è nel perdersi certi fenomeni non riducibili, appunto, alla genetica, ma che risultano leggibili in un’ottica evoluzionistica.

Niente ci impedisce di cercare di comprendere in termini evoluzionistici gli effetti di una determinata politica economico-sociale, anzi, questa operazione è stata fatta, seppur malamente e in modo sistematicamente prevenuto, ancor prima che Darwin scrivesse l’Origine delle specie. Lo stesso Darwin si ispira al saggio sulla popolazione di Malthus, che mette in evidenza la pressione di una popolazione sulle sue risorse e la retroazione dell’ambiente sulla popolazione, retroazione che opera selezione sulla popolazione in questione. In questo caso gli assunti accidentali di partenza su cui Malthus fa affidamento sono discutibili, ma la logica della pressione come spiegazione è semplicemente perfetta. Logica che può essere estesa ben aldilà delle questioni del cosiddetto welfare: l’elasticità del pensiero ecologico sta nel poter assumere la logica della pressione selettiva all’opera in ogni dinamica di gruppo. Si esercita il pensiero alle conseguenze: che cosa comporta quella pressione selettiva (tutto o quasi può esercitare una pressione selettiva, perfino le zanzare) per quel gruppo? Quel gruppo di uomini, di donne, di socialisti, di giocatori di calcio (siamo in clima mondiali...).
I 90 kg di quel ciccione di ronaldo, tanto per dire. Avranno esercitato una pressione selettiva sul gruppo brasile?

1.7.06

ieri sera guardavo la televisione. uno scatolone di plastica con gli altoparlanti e una superficie di vetro. dagli altoparlanti due voci si alternavano nel descrivere un evento sportivo che accadeva a più di 1500 km di distanza da dove mi trovavo. lo schermo si illuminava rapidissimamente, delle immagini si presentavano all’occhio, immagini che un numero imprecisato di persone uno due massimo tre secondi prima stava riprendendo, un altro numero imprecisato di persone stava montando attraverso computer e attrezzature varie, e stava contemporaneamente trasmettendo. le voci si rivolgevano a me, e ad altre persone, in maniera informale, manifestando familiarità e vicinanza emotiva. Una scatola di plastica che mostra familiarità e vicinanza emotiva: la situazione mi ha improvvisamente colpito per la sua malsanità. quando dico guardo la televisione solitamente non intendo “guardo l’oggetto televisione”. in tedesco guardare la televisione si dice fernsehen, “guardare lontano”*.
insomma guardavo la televisione e l’oggetto mi dava fastidio. mi dava fastidio la pretesa di familiarità. l’illusione pienamente funzionante, di solito, di vicinanza del lontano, l’effetto amichevole dello scatolotto. mi dava fastidio la stereofonia calibrata perché il suono provenga non dal centro dello schermo, ma da un po’ più in basso, dove sarebbe una bocca se quello fosse un viso.

*fern=lontano.




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