30.3.06

mo so cazzi vostri... volevate sapere perché non scrivevo sul blog? Perché mi fermo a scrivere cose come questa su un quaderno...



... ma non le pubblicavo sul blog perché non ero pronto a vedere che reazione avrebbero potuto suscitare.

La resistenza alla società del controllo si impara a scuola.

Noi si auspicava una certa poetica del gioco di ruolo, e ancor più che il gioco del gioco di ruolo col computer mirasse a quella poetica della narrazione. Al contrario, il gioco elettronico (epica l'eccezione di Fallout) non ha maturato la complessità narrazionale, ha bensì approfondito il solco della cattiva infinità dell'accumulazione infinita. E peggio ancora. Il gioco di ruolo "tradizionale" si è invece spostato verso la limitata interazione numerica propria del cattivo gioco (di ruolo) elettronico. L'aspetto quantitativo è assolutizzato nel suo prepotente escludere quello qualitativo, nella richiesta ipocrita di interpretare il ruolo (quanto mai conforme ad un immaginario arbitrario e stantio) per giustificare quei punteggi (interpretare un ruolo = sei legale buono? Allora sei più forte degli altri (Sei il bene? allora sei giustificato a spaccare culi. Sei il bene? sei conforme alla mia idea di bene: rispetto della proprietà privata, delle leggi vigenti, delle gerarchie)... La società del controllo è entrata nel gioco di ruolo.
Che palle.

La legge deve (!) essere tale (è tale) per il valore che io le do. Se non è un'emanazione della mia volontà, come posso riconoscerla? Deve essere una regola che io mi do, perché risponde ad un'esigenza pratica del controllo (gestione) delle risorse. Mie e della comunità in cui mi trovo.
E questo è quello che fanno coloro che impongono leggi agli altri (non necessariamente a se stessi). Rispondono con le leggi imposte ad un'esigenza di controllo delle risorse di cui dispongono: noi.

9 Comments:

Blogger neri ha scritto:

Ah, e mi stanno sul cazzo i commenti che non c'entrano niente con quello che ho scritto, tanto per intendersi.

4:05 AM  
Blogger marina ha scritto:

Argomentino interessante: mi sa che a breve ti consiglio un paio di letture sull'argomento e dintorni.
Intanto a questo punto devo assolutamente prestarti -tanto per cominciare- il già citato da me in questo blog, Libertà e necessità della Robinson.

bentornato a scrivere.

2:12 PM  
Anonymous V for Visitors ha scritto:

Ah, i giochi di ruolo.. quanti ricordi. Essenziale la grandezza del master, e la capacità di inserire nel fluire del gioco il *numerico*, senza che questo aspetto prevalga sulla narrazione. Ho avuto la fortuna di avere degli ottimi master, tutte le volte che ho giocato. È lì che mi sono resa conto che è necessario molto studio per poterlo fare. Io del GdR ho sempre odiato la parte di calcolo, prediligendo di gran lunga quella di narrazione. Ma mi ricordo scontri epici in cui ogni tiro di dadi era talmente ben giustificato da morire dissanguati con il sorriso sulle labbra.
In particolare, ho due ricordi (a parte quello, mitico, di un master che terminò la mia bella vampira dicendo "non puoi più giocare con noi perché io ti amo" [e non è you know who!]):
1) Creazione dei personaggi in AD&D: "voglio essere chaotic good!" "no tu sei lawful good" "ma io non voglio essere lawful good, è *noioso*!" "no, tu *devi* essere lawful good" "uffa e perché?" "perché tu sei lawful good dentro" (non la presi bene)
2) Personaggio complicatissimo a Shadowrun se mi ricordo bene. Moribonda, tiro il dado finale e... "Il tuo personaggio si salva; il tuo corpo si trasforma lentamente e ti ritrovi a essere un ragno gigantesco. Sei diventata il guardiano del passaggio tra i mondi" "Bene allora non sono morta!" "No ma tanto è uguale perché devi rimanere in questo posto per l'eternità" (SBAM! Nemmeno la dignità di una morte eroica. Master bastardo :-DD)

12:19 PM  
Anonymous Anonimo ha scritto:

Ahhhh i (C)RPG...
La prima cosa che ho pensato vedendo l'immagine è stata "Sei troppo Power Player" :-PP
Cmq, oltre Fallout, anche Elderscrolls 3 è ottimo come riproduzione sul compu dei giochi di ruolo (peraltro è pure uscito da poco Oblivion).

Che poi il gioco di ruolo trad si sia spostato verso il power playing nudo e crudo è tutto da dimostrare...

PS: posto anonymous perché ho perso la pw e blogger non me la vuole retrivare >__>

11:55 AM  
Anonymous Babbo ha scritto:

Il gioco di ruolo è cambiato. Prima le regole erano poche e semplici. Bastava un manuale e iniziavi a giocare, e tutte quelle cose non contemplate dalle regole erano venivano decise dal master. Purtroppo (o per fortuna, direbbe qualcuno) non è più così. Ora puoi fare qualsiasi cosa, perchè in un gioco di ultima uscita (es. d&d 3.5) tutto ha una regola. E la cosa non è semplice. I sistemi base dei nuovi giochi di ruolo hanno regole che contemplano quasi tutte le cose che un giocatore può pensare di fare. In vecchi sistemi, quando volevi fare azioni complesse (es. calcio il sasso col tacco verso il ladro che sta per colpirmi alle spalle, scocco due frecce agli orchi davanti, tipo legolas, e bevo una pozione per sputare fuoco, ma nel nuovo round...) era il master che con giudizio ponderava cosa rispondere al giocatore (es. COL CAZZO!). Ora no. Se le azioni sono contemplate da regole, le fai. E quindi un master deve diventare una banca dati vivente di regole, varianti sulle regole, supplementi etc. Quindi non serve solo un master con i controcoglioni, ma uno che di coglioni ne abbia una fabbrica! E' giusto che ci siano delle regole, ma è anche giusto lasciare alle persone la libertà di agire secondo la propria coscienza, che non sempre è un male.

4:06 AM  
Anonymous neri ha scritto:

V: io alla fine a shadowrun non ci ho mai giocato davvero, però ricordo una copia della seconda edizione, con la copertina stracciata, che qualcuno trovò ad una fermata della metro a londra...
Anonimo: quasi per contrappasso, ho appena fatto (mi sono appena fatto fare) un personaggio che è l'apoteosi del PP (power playing). Che dire, si vedrà.
Babbo (e V): la poesia e la narrazione. Le regole servono a tirare i dadi ogni tanto (la qual cosa introduce interessanti momenti in cui il caso regna sovrano e produce situazioni inaspettate). Preoccuparsi dei Punti Ferita o del danno che fa un'arma mi sterilizza. Poi però gioco, e per giocare mi adeguo alla logica che sta sotto al gioco (che in questo caso non mi piace troppo), e voglio anchio fare più punti, essere più grosso, avere più oggetti. Anche perché sennò le tue possibilità di azione si riducono sensibilmente. I master sclerano dietro alle regole, i giocatori diventano dei manuali ambulanti o degli svantaggiati (perché se non sai che c'è il talento cacata rapida nel manuale extra del costo di 25 euri, quando ti viene la sciolta fulminante te la fai addosso), scattano le risse a chi sa meglio le regole (che 2 PALLE!), o a chi sa meglio rigirarle a proprio vantaggio.
E nonostante tutto questo, ci si riesce a divertire... e anche parecchio, qualche volta.
Anonimo: d&d 3.5 è l'apoteosi del PP.

6:38 AM  
Anonymous n. ha scritto:

mari: altra sede...

6:39 AM  
Anonymous disketto ha scritto:

uhm...la vita è un gioco di ruolo che non presenta necessariamente regole, eccetto quella di cercare di non morire, se non si è completamente incoscienti.
:)

10:06 AM  
Blogger neri ha scritto:

a diske', avrei voluto scrivere in questi giorni di un ragazzino col quale si giocava anche, e che di regole ne aveva poche, inclusa quella di cercare di non morire.
Un po' mi manca, ma sono un sentimentale del cazzo, specie oggi.

9:42 AM  

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