30.3.06

mo so cazzi vostri... volevate sapere perché non scrivevo sul blog? Perché mi fermo a scrivere cose come questa su un quaderno...



... ma non le pubblicavo sul blog perché non ero pronto a vedere che reazione avrebbero potuto suscitare.

La resistenza alla società del controllo si impara a scuola.

Noi si auspicava una certa poetica del gioco di ruolo, e ancor più che il gioco del gioco di ruolo col computer mirasse a quella poetica della narrazione. Al contrario, il gioco elettronico (epica l'eccezione di Fallout) non ha maturato la complessità narrazionale, ha bensì approfondito il solco della cattiva infinità dell'accumulazione infinita. E peggio ancora. Il gioco di ruolo "tradizionale" si è invece spostato verso la limitata interazione numerica propria del cattivo gioco (di ruolo) elettronico. L'aspetto quantitativo è assolutizzato nel suo prepotente escludere quello qualitativo, nella richiesta ipocrita di interpretare il ruolo (quanto mai conforme ad un immaginario arbitrario e stantio) per giustificare quei punteggi (interpretare un ruolo = sei legale buono? Allora sei più forte degli altri (Sei il bene? allora sei giustificato a spaccare culi. Sei il bene? sei conforme alla mia idea di bene: rispetto della proprietà privata, delle leggi vigenti, delle gerarchie)... La società del controllo è entrata nel gioco di ruolo.
Che palle.

La legge deve (!) essere tale (è tale) per il valore che io le do. Se non è un'emanazione della mia volontà, come posso riconoscerla? Deve essere una regola che io mi do, perché risponde ad un'esigenza pratica del controllo (gestione) delle risorse. Mie e della comunità in cui mi trovo.
E questo è quello che fanno coloro che impongono leggi agli altri (non necessariamente a se stessi). Rispondono con le leggi imposte ad un'esigenza di controllo delle risorse di cui dispongono: noi.

29.3.06

Ma hai smesso di scrivere? No, ho cominciato a scortecciare banani con la fronte.

Recentemente (e non solo) mi chiede se scomparvi. No, non lo feci. Però ho la testa in duegento direzioni rivolta, ho fatto un video, mangiato pizze, discusso male e discusso bene, ballato come da un po' non succedeva (dalle danze popolari alla fuckthelocalini pesa pesa), giocato troppo al computer, letto leggendo libri sani e utili (e financo divertenti). Sesso? Poco.
Pablo? Bene. Magro. Ora lo ricostituisco, però.

17.3.06

"Ho assistito ad una migrazione di spugne di massa..."
A fasi cicliche ci ricasco, e installo su un qualche computer, anche non mio, una distro* di linux. A questo giro e' toccato all'ibook, e la distro e' ubuntu [5.10]. La tastiera italiana non c'e' verso di fargliela riconoscere per cui gli accenti sono quello che sono. Ci fosse qualcuno con un ibook italiano che ha risolto il problema mi faccia sapere...
Poi, siccome tutti usano MSN** e a me sta troppo sulle palle beccarmi la pubblicita' anche quando chiacchero con qualcuno (cosa che presto succedera' anche sui cellulari), ho deciso di provare Jabber, che dovrebbe poter sfruttare anche i flussi di MSN per messaggi istantanei. Il mio account e' neri [at] jabber [punto] linux [punto] it. Lasciatemi, soprattutto tu, Pe', i vostri contatti, cosi' quanto meno provo a farlo funzionare. Nel caso poi pubblico le istruzioni migratorie :)

*distro = distribuzione: linux e' uno stato mentale [!], all'interno del quale si possono trovare le cose organizzate secondo diversi criteri e alcune linee guida principali. I diversi prodotti finiti organizzati secondo i diversi criteri e le linee guida principali comuni corrispondono alle diverse distribuzioni.
**MSN = il cosiddetto messenger di microsoft [brrrr]

13.3.06

A proposito di milano (riprendo una mia risposta, scusate il doppione)

Le bombe carta coi bulloni non piacciono neanche a me. Secondo onemoreblog si può parlare serenamente di infiltrati a milano come a genova 2001, come in quasi tutte le manifestazioni tese in periodi tesi come oggi. Non sono per le auto in fiamme (anche se mi viene in mente la 1100 di rino gaetano e un po' a quel pensiero me la ghigno), secondo me la manifestazione di milano è andata a schifo: non ha impedito quella dei fasci, ha fatto il gioco della destra parlamentare tutta. Ma!
Ma una azione forte contro la manifestazione della fiamma tricoglione andava fatta. Peccato per come sia andata. E la sinistra parlamentare, il centrosinistra, chiamalo come ti pare, ha preso delle posizioni molto blande, molto. Fassino è andato a solidarizzare con le forze dell'ordine. Ora: le foto (ah, la dimensione spettacolare!) mostrano tanti autonomi cattivi e tanti poliziotti che cercano di mantenere l'ordine. Ma delle foto mi sarei anche un po' rotto le palle. Carlo Giuliani è morto per un sasso che ha deviato il colpo sparato in aria da placanica, dicevano. MADDAI!
Insomma, anch'io ho dei dubbi su milano, ma non voglio trasformarli in giudizi e accuse suggeriti dalla stampa, la tv e dei politici nei quali non ho un briciolo di fiducia. L'esigenza di fondo della manifestazione la riconosco profondamente mia, le modalità generiche (manifestazione non autorizzata) non mi turbano, vorrei saperne di più sulle bombe carta, gli infiltrati, etc.
Un altro problema è che il livello di distacco dalle istituzioni è fortissimo perché le istituzioni (in questo caso intendo il centro sinistra) fanno cacare. Capisco chi si sente "solo" ad affermare la propria esigenza di vivere in un altro modo la vita. Che poi non è solo, cerca persone altrettanto disgustate, arrabbiate, attive, creative, e cerca di fare qualcosa. Magari un centro sociale, un'occupazione, esperimenti di vita dove il denaro non è l'unico mediatore dei rapporti.
Da qui si arriva anche al discorso "in piazza", specie quando a milano i fascisti possono andare tranquillamente in giro ad accoltellare la gente, perché hanno pure il culo parato dal centrodestra e magari presto avranno dei parlamentari. E non solo a milano il clima di impunità aumenta. Firenze, magari, è un'isola felice (seeeeee) e ce ne accorgiamo poco, ma la situazione è brutta. Venerdì notte a lettere hanno sgomberato, SU RICHIESTA DEL FUAN, il bar autogestito degli studenti: preside e rettore supini e conniventi.
Insomma: la situazione è tesa, si cercheranno pallonate mediatiche con cui distrarre/eccitare il gregge, si provocherà e si cadrà nelle provocazioni, ahimè, si protesterà e si finirà denunciati e infamati dai giornali che subito aspettano la preda sanguinante da sbranare.
Ah! L'anarchico Pinelli ha messo una bomba!
Perché ci ricordiamo di queste cose passate, e poi non riusciamo a guardare con gli stessi occhi quello che succede oggi?
... finiamo come quel carabiniere che nel 1971 a roma disse:

"lottate lottate,
che poi se vincete,
a noi ci mettono una stella rossa sopra il cappello
e vi picchiamo lo stesso"

A me 'sti anarchici iniziano proprio a farmi simpatia...

10.3.06

Cara Veronica,
le fiabe con gli animali sono pericolose. Gli animali hanno, prima di ogni altra cosa, una loro natura. Da un leone (animale esemplare per eccellenza) ci si aspetta che sia forte e coraggioso, per figura retorica lo potremo avere debole e timoroso, ma resta pur sempre vincolato ad oscillare tra estremi già dati. Ma vincolando il carattere e quindi l’essenza ci si perde la possibilità logica dello sviluppo, della crescita, della modifica attraverso il rapporto. Cosa c’è di più avvilente della favola di Esopo della rana e dello scorpione? Lo scorpione non può fare a meno di pungere la rana che lo trasporta attraverso un corso d’acqua, anche se questo gli procurerà la morte: “e che ci vo’ fa’, è la mi’ natura”. Certo la natura dello scorpione è quella di pungere la rana e annegare con lei, peccato che non si parli di educazione alla zoologia, ma sempre e comunque di esseri umani.
Voler vedere la natura degli esseri umani, in primo luogo, e volerla vedere in termini statici, definitorii, è quanto di più schifoso si possa fare; non ne viene fuori neppure un discorso del tipo “tu sei servo, e servo devi restare”. Nella natura è già inclusa la lex che non è una lex perché non la si può infrangere, la necessità. Il passo è breve: “tu sei servo” diventa un assoluto dal quale non si può scappare, tanto più perché non si pensa neppure di poter scappare. [Le prigioni più restrittive sono quelle che abbiamo in da capa].
Certo, non è l’animale il male assoluto, ci mancherebbe. Dipende dall’uso che se ne fa. Ma anche in Orwell, dove la allegoria humanitatis è tanto più spinta, il cavallo è il cavallo e i maiali sono i maiali. E non si scappa, né si assiste ad un bue che diventa maiale, o ad un maiale che diventa cane. Il problema rientra nell’ambito ben più grande della narratologia formale oppure dialettica, degli attori rigidamente caratterizzati (inevitabilmente delle macchiette, alla prova dei fatti) o degli attori dinamici, che mutano e si sviluppano in relazione agli eventi, ai rapporti che intessono, in relazione al loro ambiente.
Restando agli animali:
-ehi, leone, ma tu hai smesso di mangiare carne!
-eh, rana-dalla-bocca-larga, ma io non sono un leone [si toglie il cappuccio del costume, appare un giovane], sono un uomo.

8.3.06

Come successe per Tokyo Blues (ora non ripeterei), come è successo per Dune, come è successo per Q (è di quello che parla il post precedente), come è successo per I reietti dell'altro pianeta (aka Quelli di Anarres)... così fu per V for Vendetta.
Lieto di iniziare o contribuire a quelli che all'epoca erano detti i "giri di schiaffi": si scopriva qualcosa e lo si osservava diffondere con il minimo sforzo in una cerchia sempre meno ristretta, finché poi il cerchio non si intersecava con altri cerchi, tutti che avevamo letto questo o quello. Letteratura che ha un senso, e che sento debba essere diffusa perché... fa bene. Sì, leggere Q, per dirne uno, non è (semplicemente) divertente: fa bene.
E così V for Vendetta. Difficile (?) far capire che anche il fumetto è una forma potente di comunicazione, quando il presupposto fumettistico italiano è Topolino (ah, la Pimpa!).
V for Vendetta è importante. E' un momento di crescita. E' un momento di ispirazione (se qualcuno ha visto la statua della giustizia di banksy mi dica cosa ne pensa...). E' un momento di repulsione, di commozione.
Quindi questo volevo dire: c'ho gran paura che ne facciano una vaccata.
Ma almeno, come succede in questi casi, il volume avrà maggiore diffusione. E ciò è bene.
Poi si dovrebbe chiarire un po' meglio cosa si intende per "fa bene".

3.3.06


















"Da quando l'ho finito è come se avessi perso un amico carissimo."
M., 28 anni, precaria dello spettacolo

"Lo rileggo ogni 2 mesi circa, semplice, non posso farne a meno."
G., 24 anni, studente di economia

"Mi manca, l'ho regalato a mia madre, a amici e amiche, ho provato a sostituirlo anche con succedanei di qualità, ma a niente è valso il tentativo."
N., 29 anni, non risponde alla domanda sulla condizione lavorativa.

"Che palle, un libro di teologia."
L., 28 anni, precaria, dottoressa in filosofia.

2.3.06

L'arrosto come categoria filosofica perché non me ne vengono di meglio. Ahi. L'Apparenza è ciò che ci propina la società dello spettacolo, ma non si creda che la cosa si limiti a ciò che viene trasmesso e quindi semplicemente ricevuto da, ad es., la televisione. L'apparenza pervade il non-pensiero, lo indebolisce sempre più, lo svuota, lo rende totale. E allora farcire l'Arrosto diventa il mètodo che è anche e configura anche lo scòpo.
Tenere insieme la macrostoria, la microstoria e il personale dal quale non si scappa ma sul quale non ci si può appisolare diventa un sottoproblema, perché vogliamo fare un bell'arrosto, e dobbiamo farcirlo ben bene. Nomi, vuoti nomi, è quello che ci appare davanti, un universo di nomi semitrasparenti attraverso i quali non si vede un cazzo perché, apparentemente, non c'è un cazzo dietro. Prendere questi nomi e trasformarli in storie, e vedere come queste storie si fondano insieme, ecco che l'Arrosto prende forma e, soprattutto, sostanza, e si inizia a capire di cosa si parla.
Questo e altro, quando sarà il momento.




Tutto quello che trovate in queste pagine è a vostra libera disposizione. Fatene quello che volete, purché non a fini commerciali (dubito, ma non si sa mai).