24.1.06

La casa la chiesa a modo e per bene

E' un po' che non scrivo. Scusate. Voi. Che so chi siete ma mica tanto bene. In compenso ho più voglia di scrivere mail, anche se magari non le scrivo lo stesso. Ci sono un po' di mutamenti in corso, e non nella facciata di laterraetc... un saluto, non passate troppo spesso che non ce n'è motivo, ma fatevi sentire. A presto.

15.1.06

Serata epica. In tutto questo, mi sono anche trovato a parlare di mia madre come non avevo mai fatto: avevo capito e compreso il processo tramite cui è arrivata a distaccarsi sempre più dall'università, cosa ha voluto dire in termini "pratici" questo distacco per lei, il fatto che prima per i suoi corsi studiasse molto di più, ci mettesse più impegno e più gusto perché poteva fare tutto il suo discorso bello ampio su Balzac, o sul romanzo gotico, studiando la cosa a fondo, per mesi e condividendola/riversandola con/su gli studenti, mentre ora è quasi costretta a mettere insieme due tre cose, magari interessanti, ma senza tutto l'approfondimento che poteva concedersi prima. Insomma, l'ho visto come una storia, come un processo, mi sono ricordato di quando mi parlava anni fa dei suoi corsi, e di come me ne parla oggi, ho messo insieme le due cose, e le ho viste un po' più... umanamente? Partecipativamente? Non so. Però ho avuto l'impressione di capirla meglio, la mia mamma, ed è stato un bel momento, anche perché lo stavo condividendo in una bella serata.
Devo ammettere che ero svenuto da poco e avevo picchiato una testata che mi ha svoltato la serata. Forse vale la pena raccontare anche questo: siamo in cucina, A. sbianca. Si alza, viene dietro a me che sono seduto e sento che appoggia le mani sulle mie spalle. Non ha l'aria di stare per vomitarmi sul collo, ma neppure di una stella alpina. Dopo poco sente il richiamo, e sobriamente si dirige in bagno. Io, premuroso e fiero di poter dare il mio indispensabile aiuto qualora serva, mi alzo di scatto e vado a raggiungerla. Apro la porta del bagno, e la vedo, da brava yogi, che vomita squadriversa nel cesso con la schiena drittissima e i gomiti stesi, dopodiché Laura, Lorenzo e Cosimo mi guardano dall'alto chiedendomi se è tutto a posto. Io sorrido, sento un piacevole calore che si irradia dalla nuca e sorrido, senza del tutto capire perché loro sono così in alto ma pure senza che la cosa sia un problema. Resto ancora un po' sdraiato, solo sollevo i piedi perché laura possa concedere un po' di intimità ad anna, chiudendo la porta del bagno. La conversazione va avanti fino a che a. non esce dal bagno, poi tutti le si stringono attorno e la portano a sedersi in salotto. Io continuo a sorridere, e con movimenti vermotropici di contrazione e distensione dell'addome riesco a poggiare la schiena al muro, e infine a tirarmi su e raggiungerli. Dopodiché ho passato la serata a ridere.
Qualcuno ha proposto di darmi più spesso botte in testa...
PS: fico! posso integrare il mio diario con il blog e viceversa, ecco uno dei vantaggi del tenere un diario sul computer...

10.1.06

E poi mi lamento

se ogni tanto mi sento solo...

"L'ha trovato [morto] il padrone di casa, l'unico che l'aveva cercato. Per riscuotere l'affitto."

7.1.06

Autocoscienza (o di come hegel e freud mi facciano una sega)

Dovrei scrivere di venaus, di che bella esperienza sia stata, ma non ce la faccio. Il mio legame col blog si è allentato, così come quello con il computer in generale. Sto più tempo fuori da casa. Uso il computer per studiare. E vengo sopraffatto, alle volte, da una violenta ipersensibilità. Insicurezza. E però non sempre è così. C'è chi vede tutto in termini di dominanza-ruoli-dinamiche, c'è chi vede tutto in termini di calore-distanza. Io sono ipersensibile, quasi si parlasse di un tessuto organico. Ho bisogno di dimostrazioni di affetto e/o umanità, una pacca sulla spalla che non sia solo un gesto formale, o un sorriso perché si è pensato entrambi la stessa cosa. Mi capita di rado. A momenti mi è capitato. Ora ne sento un attimo la mancanza.
Sono io che non penso come gli altri, o magari non penso e basta. Un insetto alieno ha messo delle larve sotto la mia pelle e quelle si sono mangiate il mio cervello, sostituendosi ad esso. Questo spiegherebbe l'espressione di alcune persone, in effetti, che sembra stiano parlando con una larva. Aliena.
Per dire a tratti, nei momenti migliori, come mi sento. Poi ogni tanto mi butto giù, ma lasciamo stare...
No, però sto bene.
Sì, certo.
Il punto è che magari è solo una paranoia mia, magari le persone non mi guardano come un alieno, o anche se lo fanno (cosa che non riesco a stabilire con sicurezza, visto che una volta sembra sorridano e una volta sembrano relazionarsi ad uno yeti-beta di gargulon 4°), anche se lo fanno dovrei fottermene un po' di più. Ma me ne fotto di più se sto bene, se sono pieno. Se non sono tanto pieno, cioè se so sgonfio (leggere alla romana), allora non solo non me ne fotto, ma diventa un problema.
Mi imparanoio perché non sento comunicazione, e l'unica comunicazione che sento è quasi indifferenza. Per fortuna, si fa per dire, mi rendo conto che non sono il solo in quella condizione, il che mi permette poi di oggettivare, estrarre e confrontare, relativizzare. Posso leggere anche in altre persone, a momenti, quel disagio. Ma sapendo che può esserci altro, oltre al disagio, me ne dispiaccio.
Cosa devo fare, per vedere un po' di gioia attorno a me? Sono come il bambino che interiorizza i conflitti dei genitori come se dipendessero da lui. Tra parentesi, che sfiga il bambino. Solo che io alle volte non riesco nemmeno a capire se ci sono i conflitti oppure sono una proiezione mia, però anche il solo fatto che mi trovi con questo disagio è sintomatico di una situazione poco equilibrata. Il problema è se lo squilibrio è oggettivo, soggettivo, o reale (cioè sia soggettivo che oggettivo). Sì, perché stare a chiedersi tutte queste cose è già in sé il disagio, la mancanza di chiarezza, che dipenda dalla nebbia torbida o dalla visione offuscata, rompe comunque il cazzo, per dirla con Freud.
Bah, meglio, meglio. Un bacio.

3.1.06

brevissime da venaus

Tuttobene.




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