28.10.05

Patti Smith, la curva discendente e la voce del padrone

Racconto di come la rivoluzione industriale nata dai testicoli fortunatamente non recisi di Erasmus Darwin e i suoi libertini amici illuministi, salvo poi inevitabilmente distrarmi. E comincio a guardare blobbografie, 15 anni di blob. Dopo i vaneggiamenti di ghezzi, eccola, Patti, because the night, e le immagini dell'atalante. Mi rendo conto con una lucidità sorprendente di come mi sia sempre sembrato perfetto il tempismo in cui casualmente mi imbattevo nella sigla di fuori orario, e nell'effetto che produce in me, o di quanto arrivi a stimolarmi quella coppia canzone immagini. Non so se venga trasmessa secondo l'umore del redattore di blob di turno, qualche volta sì, altre no, fatto sta che quando arriva quella sigla è come se fosse sempre al momento giusto. E la prima immagine dopo la sigla è un berlusconi dell'89, pessima annata, e dopo, un genio che non ho riconosciuto, che mostra Ferrara in un televisore che parla, e sopra al televisore un grammofono, ai piedi del televisore un cane. Alle parole di Ferrara ("non sono qui a parlare per il mio padrone...") si sostituisce l'abbaiare di un cane. E il genio, secco: "E' lui la voce del padrone".




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