6.6.05

Delle diverse modificazioni della percezione

Mentre ascolto quello scoppiatone di wim mertens (maximizing the audience) cercherò di mettere per scritto alcune riflessioni tutt'altro che sconvolgenti sulla natura dello spazio e della nostra percezione di esso. Così, tanto per fare uno di quei post in cui uno ride tanto...

I criteri di rilevanza attraverso cui produciamo una mappa mentale dello spazio tramite cui ci orientiamo negli spostamenti sono largamente influenzati dalla qualità dei mezzi di spostamento che adoperiamo e dalla pianificazione delle infrastrutture, che a sua volta dipende in buona parte da fattori economici, i quali a loro volta dipendono, e soprattutto sono dipesi, da fattori geomorfologici. E questo è solo l'inizio.
Lo studio della storia in termini ecologici porta a vedere le vicende umane in termini molto più idrodinamici di quanto ci si potrebbe aspettare: parlare di flussi risulta allora un'ottima metafora. E altrettanto utile può essere la termodinamica nel fornire modelli euristici: si pensi alle dinamiche dei flussi popolazionali nei periodi della peste in italia, collegando la cosa allo sviluppo tecnico da una parte e al progresso economico dall'altra.
Se andiamo in un bosco non ci stupiremo di trovarvi dei sentieri. Io per esempio ho il dono di beccare tutti quelli che non sono sentieri, ma tracce di cinghiali, bambiformi vari e quadrupedi in genere, finendo regolarmente per laocoontizzarmi nella macchia spinosa che invade il sottobosco appenninico. Ora, questi sentieri, umani o animali, spesso non sono altro che il "path of least resistance" per andare dal posto a al posto b, o anche solo per andare. Come la valle è il prodotto dell'erosione idrica e al tempo stesso è il letto del fiume, ecco l'immagine adatta, alla fine, e così si ritorna ai flussi.
Le città si sono sviluppate in funzione della loro posizione geografica, le vie di comunicazione sono funzione del numero di piedi che le hanno solcate. Con l'aumentare della velocità di spostamento la cosa si è esponenzialmente incrementata. Il numero di soste dipende dal tipo di motore e dalla capacità di carburante: il mio cuore alimentato a salsicce difficilmente potrà percorrere più di 15-20 km attraverso boschi e colline, probabilmente meno, prima di aver bisogno di un bel rifornimento, una macchina con motore a scoppio credo che 5-600 km se li faccia senza troppi problemi prima di fermarsi. I paesielli di sosta, dove cambiare cavalli o calzini, al tempo delle Ford (che tutte le macchine sono delle ford modello T, al massimo con gli airbag), non hanno più molta ragione di esistere, e così scompaiono dalle nostre mappe mentali, e insieme anche dalla realtà, abbandonati e immiseriti. L'entroterra toscano del quadrilatero Firenze-Siena-Piombino-Livorno è conosciuto per lo più per Volterra e San Gimignano, perché la principale strada passa proprio per Volterra, tanto che si finisce per confondere Montespertoli con Monteriggioni (che è sulla firenze-siena, o autopalio). In generale, basta andare sulle mappe di virgilio, selezionare un livello di zoom molto basso, e fare caso, invece che alle strade principali e alle città più grandi, a tutte le zone grigie.


Al tempo stesso osserviamo, su ben più ridotta scala temporale, quel fenomeno meraviglioso del punto cieco urbano. Io non so quanto bene io conosca firenze, difficile dirlo. Ma ho sempre avuto curiosità di sezionare il cervello di un tassista, e sono estremamente ammirato (ho grande ammirazione) per la conoscenza di ogni pertugio che sembrano avere certi amici graffitari, che passano le nottate in macchina, nota bene, a velocità molto basse, in cerca di muri da dipingere o ricoprire con poster oltraggiosi. Bene, esistono dei meravigliosi punti ciechi a firenze, dei piccoli luoghi rimossi dalle direttrici principali del traffico ed è quindi solo perdendosi, più o meno intenzionalmente, che si finisce per scoprirli. Uno di questi è via del Romitino, un vero e proprio buco nero della geografia mentale fiorentina. Magari sono protetti da curve troppo strette per risultare comode, o magari non portano direttamente in nessuno posto utile.
Il gusto del giro a vuoto, magari in bicicletta, e la scoperta di pertugi e angoli rimossi, piacere che non mi godo da un bel po'...

2 Comments:

Blogger neri ha scritto:

ok, sono passati quasi due mesi da quando ho scritto l'unica cosa che davvero volesse avere un senso su questo blog e nemmeno un commento... mi sento come quando al liceo cercavo di ragionare su qualcosa e non trovavo alcuna sponda.

11:53 AM  
Anonymous Anonimo ha scritto:

il pbl di una geoeconomia(e di molta della teoria economica) è il presuntuoso(e talvolta fallace) focus su di un nocciolo duro di assunti,dimenticando che sono le sfumature(linguistiche e non)a dare l'idea di un'intero..quindi,percependo l'oggetto geografico come funzionale ad un nucleo di relazioni spaziali,si oblìa la sorpresa di memorie racchiuse in spazi dimenticati

5:01 PM  

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