24.4.05

Il circolo chiuso



ho appena finito di ascoltare il mistone da 5 ore di mp3 che mi ero fatto ieri sera prima di uscire, e in contemporanea, i casi della vita, di leggere "il circolo chiuso" di Jonathan Coe, Feltrinelli. Sono più soddisfatto dell'uno o dell'altro?
Non lo so. Il circolo chiuso porta a compimento la parabola iniziata negli anni '60-'70 con "la banda dei brocchi", vent'anni dopo. Parla di storie personali fortemente intrecciate con la storia loro contemporanea, storie di lotte sindacali in grandi stabilimenti dell'industria automobilistica inglese, storie di formazione di giovani futuri dirigenti del paese, di amori non corrisposti e di misteriose sparizioni. C'è un po' di tutto. E' questo che mi spiazza. Mostra meravigliosamente l'ipocrisia del neo-labour inglese, e ti tiene col fiato sospeso fino alla terz'ultima pagina per una rivelazione di cui non hai bisogna già dalla venticinquesima. Dalla recensione dell'Indipendent: "Coe è riuscito in un'impresa rara: ha creato due romanzi che congiungono l'assuefazione che ti danno le migliori soap opera e una forte integrità culturale".
E' vero. Ma al contrario delle soap, o dei fumetti stile x-men che funzionano allo stesso modo, qui la parabola si chiude pure. L'integrità culturale... la banda dei brocchi mi aveva affascinato molto di più per la ricostruzione delle lotte degli anni settanta, specie quando la narrazione seguiva le vicende di Bill Anderton, sindacalista e padre di uno dei personaggi principali, che raccoglie ogni documento nella convinzione che sia importante documentare ogni aspetto delle lotte politiche, perché non se ne perda memoria. (Tristezza... ho sentito un diessino sostenere da Ferrara che no, l'italia dal '48 non è mai stata anticomunista)
Nel circolo chiuso manca una cosa. A me, manca, per lo meno. Il ritratto a grana fine della classe dirigente, o dei lavoratori. I personaggi sono esseri umani, con le loro beghe romantiche, thrilleristiche, lavorative (cambio o non cambio giornale per cui scrivere?), sono un po' troppo, per quel che mi potrei aspettare da Coe, esseri umani astratti, o romanzeschi. In particolare c'è il personaggio di Paul Trotter, l'odioso ragazzino più tatcheriano della tatcher nella banda dei brocchi, che è riuscito a farsi eleggere nel Labour, esempio splendido di membro della classe dirigente. Coe avrebbe potuto usare questo personaggio per mostrarci un po' più dall'interno quel mondo a cui non ho, almeno io, molte altre vie di accesso, come invece aveva fatto, meravigliosamente ne "la famiglia winshaw", quello sì un capolavoro indiscusso. E invece si perde in erezioni. La qual cosa non è proprio il massimo, per quel che mi riguarda.
Tutto sommato un bel libro, un libro che non potevo fare a meno di leggere e che, nonostante un po' d'insoddisfazione, non è affatto distratto o superficiale, anzi. Ma da Coe mi aspettavo un tintinnino di più.

2 Comments:

Anonymous jango ha scritto:

bella recensione ciccio--lo sto finendo..da stamani leggo frenetico..e sono d'accordo in pieno sulla sovrabbondanza di erezioni e menae simili..
crisi ormonale di mezz'età per il nostro brillante Coe??

11:51 AM  
Blogger neri ha scritto:

temo più tristemente banale strategia editoriale...

8:31 PM  

Posta un commento

<< Home




Tutto quello che trovate in queste pagine è a vostra libera disposizione. Fatene quello che volete, purché non a fini commerciali (dubito, ma non si sa mai).