30.10.04

sentimentalia

Ho appena ripulito il tavolo...
Sono sentimentale. A modo mio: se lo chiedeste a marina probabilmente lei solleverebbe il sopracciglio sinistro così in alto come non lo avete mai visto fare, ma sono sentimentale. La manifestazione più intensa e difficile della cosa è quando mi trovo di fronte a qualcosa che ha avuto un peso molti anni fa, e in cui non mi sono più imbattuto.
Come Goldrake. O Daitan III.
Mi capita di arrivare a dover fare dei versi stranissimi, comprimermi tutto per non mettermi a piangere, sorridere come un timido idiota. Alla faccia di chi dice che la televisione non ha tutto questo peso sul nostro inconscio.
Nel mentre che attendo di vedere Grosso guaio a Chinatown (sto cercando di procurarmelo attraverso tre canali differenti), ho rimesso le mani sopra Fuga da New York. E dopo i primi cinque minuti di solitaria visione, sono scoppiato a piangere.
Ermeneutica della lacrima facile: da una parte c'è il banale effetto retro' dei suddetti G e DIII. Mi hanno colpito quando li ho visti, e rivederli "fa scattare qualcosa dentro"... per intendersi. Ma c'è anche un'altra cosa.
La sequenza iniziale del film è un capolavoro di pre-visione. Non perché sia preciso, non mi interessa, ma perché è inquietante rivedere come nell'81 Carpenter potesse voler dipingere il 1997. Il film si apre con dei titoli di testa (con dei font molti carini ;), poi una voce: "1988, il tasso di criminalità negli u.s. ha raggiunto il 400 per cento..." [qualunque cosa voglia dire, rende l'idea] l'isola di Manhattan dove un tempo c'era la città di NY è stata trasformata in una prigione di massima sicurezza, completamente recintata da un muro altissimo, tutti quelli che vengono buttati dentro non escono più etc...
Poi inizia il film (complimenti per la computer grafica davvero notevole, non solo per l'epoca). E qui succede il patatrac emozionale (oddio, i primi accenni si erano già avuti sulla colonna sonora ai titoli di testa, ehm ehm)... lo strumento narrativo che dà l'avvio...
Ohi, che fatica.
Lo strumento narrativo è una terrorista che ha preso il controllo dell'aereo del presidente degli us. E per denunciare il sistema repressivo degli us, decide di andare a schiantare l'aereo proprio su un grattacielo di NY.
Non deve essere presa come una spiegazione bella tonda e ragionevole (e vorrei tanto che la cuomo mi leggesse in questo momento). Uff. Perché me ne dovrebbe fregare qualcosa delle elezioni americane? Eppure, tutta l'aspettativa che s'è creata attorno alla cosa... mi sa che il 2 novembre ci sarà poco da ridere.
Confuso. Confusìsimo.

1 Comments:

Blogger marina ha scritto:

non ho mai messo in discussione il tuo essere sentimentale. a modo tuo.
...solo, ricordatene quando mi dai della "frignona".
baci dal salento.

3:41 PM  

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