14.10.04

Il giorno dei servi

Neri è appena uscito.
Polenta gli ha dato il cambio scodinzolando: siamo pronte al nostro festino tra ragazze!
Saltelliamo verso le scorte di biscotti, cornetti e mermellate. Strappiamo un angolo di divano al caos (che solo due persone vergognosamente disordinate sanno creare) quel tanto che basta per me e per lei. Controllo di avere tutto: cibo, bevande, sigarette, accendino e posacenere immancabilmente in bilico sul bracciolo. Sta suonando il nuovo cd di Tom Waits che Neri mi ha regalato oggi (con la misteriosa avvertenza di non ascoltarlo...), il libretto dei teatri alla mano: dio come sto bene!
Trillo del cellulare: perchè non l'ho spento o non ho pensato di avvicinarlo?
Vabbè, sono in pace con il mondo: mi alzo e rispondo.
E' una delle attrici con cui ho lavorato il mese scorso. Una della troiane.
Cazzo, il giorno dell'ultima replica, nella scena finale dell'esodo, avevo pianto come un vitello scannato nel separarmi dalle mie compagne e poi non mi sono più fatta sentire. Mi sento la solita merda. Lei sembra un pò imbarazzata, ma dopo qualche battuta sullo spettacolo si scioglie e mi propone una birra nei prossimi giorni. Accetto e la ringrazio per aver chiamato.
La ringrazio tanto.
Ora ripenso al lavoro fatto insieme.
"Le Troiane" di Euripide. Il fatto che si trattasse di un testo sul quale il pubblico continui a decretare verdetti di successo dal 415, non mi rassicurava affatto: durante il laboratorio ho spesso tamuto che la "nostra" messa in scenal'avrebbe rovinato.
E mi sarebbe molto dispiaciuto, perchè è dai tempi del liceo che ho una certa simpatia per Euripide (quando non mi toccava tradurlo), e parte di questa simpatia deriva dal fatto che, poverino, avrà scritto novanta drammi e vinto i concorsi tragici quattro volte (...il fascino dei "perdenti"!). E come se questo non fosse già abbastanza frustrante di suo, tutti lo pigliavano per il culo: da Aristofane a Nietzsche.
...insomma, mi sentivo un pò in colpa a partecipare alla rovina di una delle poche cose buone che quest'uomo doveva aver fatto nella vita!
Ma durante in training, improvvisamente, ho smesso di preoccuparmi che quello che veniva fuori "fosse bello".
Quando abbiamo cominciato a lavorare, arrivavano le notizie (e le immagini) dalla scuola di Beslan; in qualche modo, queste suggestioni hanno cominciato a prendere corpo nella costruzione dello spettacolo. La grandezza del testo con cui ci stavamo confrontando è nell'attenzione che il suo autore decide di dare a ciò che resta invisibile di un conflitto, e per noi lavorarci ha significato dare il nostro minuscolo contributo, con il piccolo mezzo del teatro, per rendere visibile quello che dimentichiamo ogni giorno perchè "sfugge" ai telegiornali.
E si riflette diversamente su di un gruppo di donne sopravvissute ad una guerra, quando si viene scaraventate a provarein uno spazio sporco, buio e pieno di oggetti potenzialmente (e anche praticamente) pericolosi. Scalze e malvestite.
Abbiamo pianto senza retorica, mentre i nostri pensieri facevano il giro del mondo.
Con la semplicità con cui un bambino può permettersi di versare lacrime nel piatto di minestra mentre la televisione gli manda immagini di coetaenei che stanno morendo di fame.
Cecenia, Indonesia, Filippine, Nepal, India, Kashmir, Sri Lanca, Uganda, Burundi, Sudan, Somalia, Costa D'Avorio, Congo. Periferie di mondo in cuicontinuano ad essere combattute guerre invisibili che durano da anni e che da anni provocano centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi, mutilati, orfani e vedove.
"Piangere è dolce a chi soffre, dolce è il canto del dolore".

Alla fine di tutto (prove, prima e repliche) avevamo due costole rotte, diverse contusioni, escoriazioni, tagli infetti, febbre, lividi, unghie rotte ai piedi e alle mani. Diviso quindici. Perchè alla fine eravamo diventati in gruppo.





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