2.10.04

Azzonzo

Giravamo nottetempo per Firenze, dopo lo spettacolo di cui sotto. Stremata e contusa, la Contessa reclamava, con flebile voce, della mortazza o analogo insaccato per riprendersi dalla dura prova. Io, tra il distratto e il sadico, mi sorbivo una granita siciliana alla fragola e melone. Avremmo dovuto beccarci con G. e altri suoi amici, ma incomprensioni e disguidi vari avevano reso la cosa molto più laboriosa del previsto "ci si becca in centro". Così, abbandonati a noi stessi, ci siamo messi a vagabondare alla ricerca di un panino per marina.
Sulla via di Sandwich, siamo finiti in San Lorenzo, dove in via della stufa, per caso, abbiamo visto un enorme faccione di Arnold, (il nano nero degli anni 80... suona piuttosto crudele, vero? Erano gli anni 80 dopo tutto) incollato a 2 metri terra. Forse la visione di due idioti fermi in un vicolo a fissare un muro con la testa per aria deve essere stata troppo per resistere, e così, due signori, vagamente brilli, si sono fermati a commentare con noi. Quando se ne sono andati noi eravamo ancora lì con il naso per aria, quando abbiamo sentito, dalla piazza, un coro di "nooooooo, ma daaaaai, che graaaaaande" etc.. e sei ragazzi vestiti nell'intervallo di due pagine dello stesso catalogo di moda giòvane si sono proiettati verso di noi e Arnold, interrompendo col loro giovanile entusiasmo la nostra estatica contemplazione.
"Aspetta... devo fargli una foto": a questo messaggio subliminale impiantato dalla Sony, dalla Nokia e da chissà quante altre corporations divoracervelli, quattro di quei sei ragazzi hanno estratto, all'unisono e con nipponica meccanicità, i loro cellulari, puntandoli verso il faccione di Arnold.
La composizione era perfetta: peccato che io non avessi la macchina fotografica. O il cellulare.
Abbandonato Arnold ai display di quei giòvani, il vagabondare ci ha poi portati in piazza della Repubblica, alle Giubbe Rosse, il leggendario caffè di Montale e di un pugno di futuristi (ancora esposti uno scarabocchio di Marinetti e accanto una placca che invitava a "orinare nel locale per non lordare la via": ci sarà un nesso?), dove marina alla fine ha avuto modo di addentare il suo agognato panino; e poi alla loggia del porcellino.
In un angolo della piazza, nel frattempo, un cane che a giudicare dalle dimensioni doveva essere un incrocio tra un pastore maremmano e una chianina stava ravanando trai i rifiuti di un ristorante (e chiamalo scemo, aveva tirato fuori solo ossi di bistecca!). C'è voluto un po' a realizzare che fosse solo e abbandonato, pure lui. Sul collare, in perfetto stile punkabbestia, aveva un bel pezzo di scotch con sopra il numero di un cellulare.
"Ciao, mica ti sei persa un cane?"
"Sì, dov'è?"
"Al porcellino"
"Ah, ora arrivo"
Ma lei non è arrivata, e il cagnone se ne è andato, per un po' pedinato da noi, poi vaffanculo al cane e a lei, che ci aveva pure detto, alla seconda, perplessa telefonata, "tranquilli, tanto si ferma lì vicino, lo so". Ovviamente non si è fermato dove aveva detto lei [A me quelli che si perdono il cane così mi stanno un po' sul cazzo...]. Con una certa rabbia per questa storia, alla fine ci siamo ricongiunti a G. e compagnia bella, che nel frattempo avevano fatto la loro appiccicante calata in centro.




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