31.10.04

Buttiglione...

Prossimo candidato alla commissione europea per la giustizia: P-R-E-V-I-T-I.

30.10.04

sentimentalia

Ho appena ripulito il tavolo...
Sono sentimentale. A modo mio: se lo chiedeste a marina probabilmente lei solleverebbe il sopracciglio sinistro così in alto come non lo avete mai visto fare, ma sono sentimentale. La manifestazione più intensa e difficile della cosa è quando mi trovo di fronte a qualcosa che ha avuto un peso molti anni fa, e in cui non mi sono più imbattuto.
Come Goldrake. O Daitan III.
Mi capita di arrivare a dover fare dei versi stranissimi, comprimermi tutto per non mettermi a piangere, sorridere come un timido idiota. Alla faccia di chi dice che la televisione non ha tutto questo peso sul nostro inconscio.
Nel mentre che attendo di vedere Grosso guaio a Chinatown (sto cercando di procurarmelo attraverso tre canali differenti), ho rimesso le mani sopra Fuga da New York. E dopo i primi cinque minuti di solitaria visione, sono scoppiato a piangere.
Ermeneutica della lacrima facile: da una parte c'è il banale effetto retro' dei suddetti G e DIII. Mi hanno colpito quando li ho visti, e rivederli "fa scattare qualcosa dentro"... per intendersi. Ma c'è anche un'altra cosa.
La sequenza iniziale del film è un capolavoro di pre-visione. Non perché sia preciso, non mi interessa, ma perché è inquietante rivedere come nell'81 Carpenter potesse voler dipingere il 1997. Il film si apre con dei titoli di testa (con dei font molti carini ;), poi una voce: "1988, il tasso di criminalità negli u.s. ha raggiunto il 400 per cento..." [qualunque cosa voglia dire, rende l'idea] l'isola di Manhattan dove un tempo c'era la città di NY è stata trasformata in una prigione di massima sicurezza, completamente recintata da un muro altissimo, tutti quelli che vengono buttati dentro non escono più etc...
Poi inizia il film (complimenti per la computer grafica davvero notevole, non solo per l'epoca). E qui succede il patatrac emozionale (oddio, i primi accenni si erano già avuti sulla colonna sonora ai titoli di testa, ehm ehm)... lo strumento narrativo che dà l'avvio...
Ohi, che fatica.
Lo strumento narrativo è una terrorista che ha preso il controllo dell'aereo del presidente degli us. E per denunciare il sistema repressivo degli us, decide di andare a schiantare l'aereo proprio su un grattacielo di NY.
Non deve essere presa come una spiegazione bella tonda e ragionevole (e vorrei tanto che la cuomo mi leggesse in questo momento). Uff. Perché me ne dovrebbe fregare qualcosa delle elezioni americane? Eppure, tutta l'aspettativa che s'è creata attorno alla cosa... mi sa che il 2 novembre ci sarà poco da ridere.
Confuso. Confusìsimo.

29.10.04

Promemoria

Non carezzare Polenta quando ha piovuto.

26.10.04

Effetti collaterali del playtesting

Ieri notte ho fatto le 3 da Guido. Abbiamo provato il sistema di gioco di ruolo che sto scrivendo [vedi i commenti al post precedente] con una serie di improbabili combattimenti consecutivi. Abbiamo ideato (con qualcosa che in effetti poteva ricordare lo "spirito di gruppo") una tabellla dei colpi critici, ossia quello che succede alla malcapitata vittima di un colpo perfetto (si spazia dalla banale ferita aperta, alla mazzata alla nuca alla freccia nell'occhio). Abbiamo anche alzato un po' il gomito.
E così, quando sono tornato a casa, mi sono accorto di non avere le chiavi. Ops.
...
Ho dormito nel camper di mia zia. Freschino...

24.10.04

il ritorno del (defective) yeti

A buon diritto e pieno titolo rientra nei link defective yeti, un brillante anglofono qualunquista ma assai divertente. Ha postato una barzelletta e invitato i suoi lettori ad aggiungerne altre nei commenti. Finora sono 172, se non sbaglio. Diverse carine, tutte in inglese, per lo più intraducibili (moltissimi i giochi di parole, e anche la diversa costruzione non aiuta).
Ma una mi è piaciuta molto, e la cito.

Un iraqeno vive da 40 anni a Chicago. Vuole piantare delle patate nel suo giardino, ma il suolo è troppo duro e lui troppo vecchio. Non ci riesce. Allora decide a scrivere una email al figlio, in quel momento a Parigi a studiare, per spiegargli il suo problema.

"Caro Ahmed, sono molto triste perché non riuscirò a piantare le mie patate quest'anno. Sono ormai troppo vecchio e il suolo è troppo duro per me. Se solo tu fossi qui, ogni mio cruccio scomparirebbe, perché tu sei giovane e forte e potresti dissodare il terreno.
Con amore, babbo."

Un paio di giorni dopo riceve una mail dal figlio,

"Caro padre,
qualunque cosa tu faccia per favore non toccare il giardino. E' lì che ho nascosto "tu sai cosa".
Con amore, Ahmed"

La notte stessa, alle 4, il giardino è invaso dalla polizia, dall'FBI, dalla CIA, dalla DEA, una squadra di assalto, i rangers del texas, i marines, Steven Seagal, Sylvester Stallone e un altro paio dell'elite del pentagono. Questi per ore scavano nel giardino in cerca di bombe, antrace, etc... ma alla fine non trovano niente e se ne vanno discretamente.

Dopo altri due giorni il vecchio rivece un'altra mail dal figlio.

"Caro padre,
sono sicuro che ora il terreno è pronto per le patate. E' quanto di meglio potessi fare in questo momento.
Con amore, Ahmed."

19.10.04

Riuscirà il nostro eroe...

... ad acquisire la gemma del potere dello "spirito di gruppo"?
... a trovare la videocamera giusta senza diventare grullo nel tentativo?
... a pulire casa senza l'aiuto di qualche fatina stronza o di una bustina di dolcificante?
... a non arrivare sempre ultimo a conoscere gruppi come gli strokes (prima) o franz ferdinand (ora)?

tra parentesi: bravi i franz ferdinand. davvero. ma davvero davvero.

sono le 17.40. Quando ho finito di mettere a posto riposto.

Bwahahahahahah....

17.10.04

Papa.parla e i videogiochi

Tutto è cominciato con una mail di franziska. Ci segnalava un sito dove avrei potuto giocare nel ruolo del papa (incluso ghetto contest di composizione prediche). E tanto per non lasciare nessuno a bocca asciutta, ecco qui il papablasta.
Ma c'è di più. Loro (?) sono la MolleIndustria. MI. Si occupano di videogiochi "perché non amano i videogiochi". Critica del videogioco, a tutto tondo. Li fanno e li discutono. Questo vuol dire, tra le altre: considerare dal punto di vista del capitale la migrazione dal videogioco con storia minimalista (un qualsiasi coin-op anni 80) a quello incentrato sulla narrazione (final fantasy 7, 8, 9, etc...); la logica e la politica degli alogoritmi, delle differenti implicazioni tra un motore a la quake e uno a la sim city. Il tutto, sempre, con la consapevolezza di "essere giocati da un algoritmo".
Inoltre, i link sono da visitare. Soprattutto quelli sparsi nei vari articoli. Io ne segnalo uno, splendido, 12th september.
Ma ci sono anche bushgame (trash come poche altre cose), metapet.net e altri ancora.

14.10.04

Il giorno dei servi

Neri è appena uscito.
Polenta gli ha dato il cambio scodinzolando: siamo pronte al nostro festino tra ragazze!
Saltelliamo verso le scorte di biscotti, cornetti e mermellate. Strappiamo un angolo di divano al caos (che solo due persone vergognosamente disordinate sanno creare) quel tanto che basta per me e per lei. Controllo di avere tutto: cibo, bevande, sigarette, accendino e posacenere immancabilmente in bilico sul bracciolo. Sta suonando il nuovo cd di Tom Waits che Neri mi ha regalato oggi (con la misteriosa avvertenza di non ascoltarlo...), il libretto dei teatri alla mano: dio come sto bene!
Trillo del cellulare: perchè non l'ho spento o non ho pensato di avvicinarlo?
Vabbè, sono in pace con il mondo: mi alzo e rispondo.
E' una delle attrici con cui ho lavorato il mese scorso. Una della troiane.
Cazzo, il giorno dell'ultima replica, nella scena finale dell'esodo, avevo pianto come un vitello scannato nel separarmi dalle mie compagne e poi non mi sono più fatta sentire. Mi sento la solita merda. Lei sembra un pò imbarazzata, ma dopo qualche battuta sullo spettacolo si scioglie e mi propone una birra nei prossimi giorni. Accetto e la ringrazio per aver chiamato.
La ringrazio tanto.
Ora ripenso al lavoro fatto insieme.
"Le Troiane" di Euripide. Il fatto che si trattasse di un testo sul quale il pubblico continui a decretare verdetti di successo dal 415, non mi rassicurava affatto: durante il laboratorio ho spesso tamuto che la "nostra" messa in scenal'avrebbe rovinato.
E mi sarebbe molto dispiaciuto, perchè è dai tempi del liceo che ho una certa simpatia per Euripide (quando non mi toccava tradurlo), e parte di questa simpatia deriva dal fatto che, poverino, avrà scritto novanta drammi e vinto i concorsi tragici quattro volte (...il fascino dei "perdenti"!). E come se questo non fosse già abbastanza frustrante di suo, tutti lo pigliavano per il culo: da Aristofane a Nietzsche.
...insomma, mi sentivo un pò in colpa a partecipare alla rovina di una delle poche cose buone che quest'uomo doveva aver fatto nella vita!
Ma durante in training, improvvisamente, ho smesso di preoccuparmi che quello che veniva fuori "fosse bello".
Quando abbiamo cominciato a lavorare, arrivavano le notizie (e le immagini) dalla scuola di Beslan; in qualche modo, queste suggestioni hanno cominciato a prendere corpo nella costruzione dello spettacolo. La grandezza del testo con cui ci stavamo confrontando è nell'attenzione che il suo autore decide di dare a ciò che resta invisibile di un conflitto, e per noi lavorarci ha significato dare il nostro minuscolo contributo, con il piccolo mezzo del teatro, per rendere visibile quello che dimentichiamo ogni giorno perchè "sfugge" ai telegiornali.
E si riflette diversamente su di un gruppo di donne sopravvissute ad una guerra, quando si viene scaraventate a provarein uno spazio sporco, buio e pieno di oggetti potenzialmente (e anche praticamente) pericolosi. Scalze e malvestite.
Abbiamo pianto senza retorica, mentre i nostri pensieri facevano il giro del mondo.
Con la semplicità con cui un bambino può permettersi di versare lacrime nel piatto di minestra mentre la televisione gli manda immagini di coetaenei che stanno morendo di fame.
Cecenia, Indonesia, Filippine, Nepal, India, Kashmir, Sri Lanca, Uganda, Burundi, Sudan, Somalia, Costa D'Avorio, Congo. Periferie di mondo in cuicontinuano ad essere combattute guerre invisibili che durano da anni e che da anni provocano centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi, mutilati, orfani e vedove.
"Piangere è dolce a chi soffre, dolce è il canto del dolore".

Alla fine di tutto (prove, prima e repliche) avevamo due costole rotte, diverse contusioni, escoriazioni, tagli infetti, febbre, lividi, unghie rotte ai piedi e alle mani. Diviso quindici. Perchè alla fine eravamo diventati in gruppo.


12.10.04

Filologia biblica

Mi immagino un anziano che spiega ad un giovane, entrambi della stessa setta di tradizione giudaico cristiano islamica certi peccati.
<"Non partorirai dal tuo culo!" disse il Signore a Eva, cacciandola per sempre dall'Eden.>

...

E' una bella cosa il tramandarsi delle tradizioni.

9.10.04

Schumpeter e l'innovazione

Polenta è un citofono.

6.10.04

Firenze questa sconosciuta

Le mappe mentali. Girando in moto alle tre di notte per firenze, meno deserta di quanto mi aspettassi. Prese strade che non avevo mai imboccato, costretto da una meta. Sorprese, Zone che sono a cento metri da me ma che non conosco, ripiegate a tre gradi dalle grandi direttrici del traffico.
Ben bardato, doppio strato (berlin style) alle gambe, guanti e cappuccio della felpa sotto il casco, ho percorso strade e quartieri dall'altra parte di firenze, dove non sono cresciuto, non conoscevo gente, raramente ero stato al cinema. Il tutto nell'arancione dei lampioni, fatti a posta per non stancare gli occhi forse.
Memorie di Ghost Dog, la lunga corsa in macchina per le strade della città, presente?

2.10.04

Azzonzo

Giravamo nottetempo per Firenze, dopo lo spettacolo di cui sotto. Stremata e contusa, la Contessa reclamava, con flebile voce, della mortazza o analogo insaccato per riprendersi dalla dura prova. Io, tra il distratto e il sadico, mi sorbivo una granita siciliana alla fragola e melone. Avremmo dovuto beccarci con G. e altri suoi amici, ma incomprensioni e disguidi vari avevano reso la cosa molto più laboriosa del previsto "ci si becca in centro". Così, abbandonati a noi stessi, ci siamo messi a vagabondare alla ricerca di un panino per marina.
Sulla via di Sandwich, siamo finiti in San Lorenzo, dove in via della stufa, per caso, abbiamo visto un enorme faccione di Arnold, (il nano nero degli anni 80... suona piuttosto crudele, vero? Erano gli anni 80 dopo tutto) incollato a 2 metri terra. Forse la visione di due idioti fermi in un vicolo a fissare un muro con la testa per aria deve essere stata troppo per resistere, e così, due signori, vagamente brilli, si sono fermati a commentare con noi. Quando se ne sono andati noi eravamo ancora lì con il naso per aria, quando abbiamo sentito, dalla piazza, un coro di "nooooooo, ma daaaaai, che graaaaaande" etc.. e sei ragazzi vestiti nell'intervallo di due pagine dello stesso catalogo di moda giòvane si sono proiettati verso di noi e Arnold, interrompendo col loro giovanile entusiasmo la nostra estatica contemplazione.
"Aspetta... devo fargli una foto": a questo messaggio subliminale impiantato dalla Sony, dalla Nokia e da chissà quante altre corporations divoracervelli, quattro di quei sei ragazzi hanno estratto, all'unisono e con nipponica meccanicità, i loro cellulari, puntandoli verso il faccione di Arnold.
La composizione era perfetta: peccato che io non avessi la macchina fotografica. O il cellulare.
Abbandonato Arnold ai display di quei giòvani, il vagabondare ci ha poi portati in piazza della Repubblica, alle Giubbe Rosse, il leggendario caffè di Montale e di un pugno di futuristi (ancora esposti uno scarabocchio di Marinetti e accanto una placca che invitava a "orinare nel locale per non lordare la via": ci sarà un nesso?), dove marina alla fine ha avuto modo di addentare il suo agognato panino; e poi alla loggia del porcellino.
In un angolo della piazza, nel frattempo, un cane che a giudicare dalle dimensioni doveva essere un incrocio tra un pastore maremmano e una chianina stava ravanando trai i rifiuti di un ristorante (e chiamalo scemo, aveva tirato fuori solo ossi di bistecca!). C'è voluto un po' a realizzare che fosse solo e abbandonato, pure lui. Sul collare, in perfetto stile punkabbestia, aveva un bel pezzo di scotch con sopra il numero di un cellulare.
"Ciao, mica ti sei persa un cane?"
"Sì, dov'è?"
"Al porcellino"
"Ah, ora arrivo"
Ma lei non è arrivata, e il cagnone se ne è andato, per un po' pedinato da noi, poi vaffanculo al cane e a lei, che ci aveva pure detto, alla seconda, perplessa telefonata, "tranquilli, tanto si ferma lì vicino, lo so". Ovviamente non si è fermato dove aveva detto lei [A me quelli che si perdono il cane così mi stanno un po' sul cazzo...]. Con una certa rabbia per questa storia, alla fine ci siamo ricongiunti a G. e compagnia bella, che nel frattempo avevano fatto la loro appiccicante calata in centro.

Le troione...

A partire dal titolo spero di poter uguagliare l'algida sobrietà con cui la Contessa annunciava il risultato del mio ultimo esame con questo post: sono finalmente in scena le troiane (evento teratrale tra i più attesi della stagione), per la regia di Alessio Pinzech, storia di un gruppo di donne... ma la sapete già. Nel coro, nella parte della promessa sposa già vedova (e con un po' di demenza senile, obiezione, post-traumatica, respinta), la Contessa dà prova delle sue capacità recitative mentre sogna di rubare il posto al regista. N.b: intanto ha già rubato il posto alla protagonista con più tette. (Commento della contessa: da che mondo è mondo, una terza-quarta su un bel corpo vince su una sesta su un brutto corpo... non che mi trovi discorde, cara, ma credo proprio sia una questione di gusti e traumi infantili)
Da Giovedì scorso fino a domenica (pomeriggio) in replica a Firenze alla Stazione Leopolda. Portate i lupini.




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